COME FERMARE LA SPIRALE DELL’ORRORE

13 Ottobre 2023 Mario Adinolfi
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, Il Popolo della Famiglia
Vi siete accomodati nella vostra curva televisiva di riferimento? State con il filoisraeliano Enrico Mentana o con il filopalestinese Corrado Formigli? Oppure siete la versione Fabio Fazio che cancella l’ospitata a Patrick Zaki sostituendolo con Liliana Segre ma poi lo richiamerà alla seconda o terza puntata? Vi prego, tenete acceso il cervello perché siamo a un tornante decisivo della storia umana e non dovete fare gli ultras instupiditi e neanche i paraculi. Siate intelligenti e cercate di capire, anche ciò che infastidisce i vostri pregiudizi ideologici.
Si è accesa una miccia pericolosissima in quel laghetto del mondo che è il Mediterraneo, dove accadono da millenni tutti i fatti epocali che segnano la Storia. Quarant’anni fa Roberto Benigni gridava “non ci fanno capire quel che succede, ma che c’è in Medio Oriente”? E siamo ancora fermi a quel 1983. Ieri a Piazza Pulita su La7 riproponevano un noto discorso parlamentare di quegli anni di Bettino Craxi che legittimava la violenza dell’OLP di Arafat, senza capire che proporre un parallelo tra un’organizzazione politica e un agglomerato il cui carburante è il fanatismo islamico come Hamas, vuol dire continuare a non far capire niente. Hamas colpisce per “proteggere la moschea di Al Aqsa e i luoghi santi”, chiama l’operazione “tempesta di Al Aqsa”, nei pickup usati per la strage di ragazzi israeliani nel deserto sono stati trovati Ak47, munizioni e copie del Corano. Allora, diamoci subito una spiegazione chiara che gli analisti televisivi hanno paura di esplicitare: l’innesco della miccia è la violenza insita nell’Islam per quel che l’Islam è, con il carburante del fanatismo che riguarda solo una porzione dei credenti di quella religione, probabilmente una porzione assai minoritaria, ma non isolata dal resto del mondo musulmano. Questo modifica totalmente il piano del problema: non siamo negli Anni Ottanta di Arafat e Craxi e dell’irredentismo palestinese. Siamo nel XXI secolo che si è aperto con gli attacchi di Al Qaeda, ha già combattuto una guerra con l’Isis, ora dovrà trovare il modo di disinnescare Hamas, Hezbollah, il regime teocratico di Teheran, i petrodollari dell’emiro del Qatar e il vastissimo reticolato di consenso che l’azione contro Israele ha suscitato in tutto il mondo islamico.
Dall’11 settembre in poi esiste, lo so, una teoria secondo cui l’Occidente si infligge da solo le stragi per giustificare così la reazione bellica e mantenere la propria violenta supremazia. È la teoria “se lo sono fatto da soli”. Una teoria a cui io non credo. Nel caso di specie mi è chiaro il vantaggio per la leadership israeliana, in crisi e assai contestata, del quadro di unità nazionale che dopo la strage si è andato creando. Ma il “se lo sono fatto da soli” prevede la complicità di un’intera catena di comando che non può non avere delatori quando poi l’orrore viene perpetrato. Credo di più a sottovalutazioni, errori, distrazione, incapacità, qualche volta vera e propria ottusità che hanno certamente riguardato i vertici israeliani.
Ora noi che possiamo fare? È questo il punto. La verità? Non possiamo fare niente. Siamo formiche in un gioco gigantesco. Io provo solo a sforzarmi di mettere in circolo delle idee che servano a fermare la spirale dell’orrore. Una spirale che Hamas vuole e cerca con tutta l’ala dei musulmani radicali perché quando Israele attaccherà Gaza facendo carneficina in un contesto in cui la maggioranza assoluta della popolazione ha meno di 15 anni, l’indignazione mondiale sarà inevitabilmente vellicata e sarà benzina sul fuoco di quella islamica. E se parte l’incendio auspicato dai dirigenti di Hamas che comandano tutto dal Qatar, con Iran e Libano a far da detonatori, le conseguenze saranno imprevedibili e ci riguarderanno molto da vicino.
Henry Kissinger guarda preoccupato alle manifestazioni di musulmani a Berlino a sostegno di Hamas. Ci siamo dimenticati troppo in fretta di Charlie Hebdo, del Bataclan, delle stragi di Atocha e di Londra, di Manchester e di Bruxelles, di Nizza e di Barcellona, di Tolosa e di Rouen, di Liegi e di Strasburgo, di Stoccolma e della stessa Berlino che hanno già macchiato l’Europa in questi primi due decenni del secolo con centinaia e centinaia di morti totalmente innocenti e inermi, provocati solamente dall’odio islamico contro l’Occidente giudaico-cristiano.
Ora Israele attaccherà Gaza con una violenza mai vista in precedenza e la spirale sarà innescata. L’Egitto islamico non accoglierà i profughi dalla Striscia attraverso il valico di Rafah che è di fatto sigillato e peraltro Hamas impedisce alla popolazione di lasciare Gaza. L’obiettivo dell’azione di sabato 7 ottobre è per Hamas la carneficina della propria stessa popolazione, così come i miliziani dell’organizzazione hanno agito imbracciando gli Ak47 e il Corano andando incontro a morte certa.
Nel XXI secolo cosa innesca ormai da due decenni la violenza più cieca, autolesionista, non a caso fondata sui kamikaze, pur di dirigerla contro gli “infedeli” cristiani e ebrei? La risposta è chiara e unica: il fanatismo islamico. I musulmani sono tutti terroristi? No, non lo sono. I musulmani appoggiano le operazioni contro gli “infedeli”? In stragrande maggioranza e magari silenziosamente, sì. Non dimenticherò mai le immagini del multimilionario calciatore Mohammed Salah che si rifiuta di stringere la mano agli avversari del Maccabi Tel Aviv. L’odio circola ed è la benzina su un fuoco che potrebbe trasformarsi in un incendio troppo vasto.
La conclusione di questa riflessione è questa: la spirale dell’orrore si interromperà solo quando avremo il coraggio di indicarne la causa prima, che fu spiegata da Benedetto XVI a Ratisbona nel più importante discorso di un leader nel XXI secolo; è un errore di prospettiva dunque giudicare quel che sta avvenendo limitandosi alla stantia diatriba tra israeliani e palestinesi, questo è un pezzo della guerra dichiarata l’11 settembre 2001 dall’Islam radicale all’Occidente giudaico-cristiano; Israele non deve farsi attrarre dalla sete di vendetta ricordando che persino la legge del Taglione dice “occhio per occhio” e non “cento occhi per occhio”. Fermeremo la spirale solo se riusciremo ad aprire un varco nell’Islam con vertici religiosi e politici di un certo calibro che diranno esplicitamente “non si uccide in nome del Corano e per difendere una moschea” esattamente come nessun cristiano si sognerebbe mai di uccidere una persona in nome del Vangelo. Se un Islam ragionevole e non violento non si manifesterà rapidamente in maniera visibile e anche massiccia, non crediate che questo caos si limiterà al Medio Oriente. Ci sono 25 milioni di musulmani in Europa, più del 10% risiedono in Italia, la stragrande maggioranza non è radicale, ma tra Hamas e Israele sta con Hamas, con una minoranza di qualche milione di persone che giustifica apertamente la violenza. Se non interverrà subito una forma di educazione religiosa a estirparla totalmente, la spirale dell’orrore piomberà anche sulle nostre vite tranquille. E ancora una volta prospereranno solo coloro che dalla violenza appiccata ovunque traggono vantaggio, cioè le classi dominanti che peraltro non sono certo prevalentemente islamiche (anche se di islamici ce ne sono ormai non pochi, grazie ai petrodollari).
Buttate insomma le mappette di Israele in blu e territori palestinesi in verde, dal 1947 a oggi. L’analisi che si limita a quel conflitto si attarda su categorie novecentesche. Il XXI secolo si muove su un altro pattern: l’Islam alla conquista del mondo, che punta sulla debolezza di un Occidente ormai eticamente molle e fradicio per compiere il consueto assalto che fu fermato a Poitiers, a Lepanto, a Vienna. Ci riusciranno con l’integralismo religioso fanatico e armato di Teheran, Kabul, Beirut, Gaza, Doha e anche di quel Pakistan anticristiano che detiene l’atomica? Con la formula dell’egemonia dittatoriale degli Erdogan e degli Al Sisi (imitati dal panarabo tunisino Saied) che sanno maneggiare anche la bomba dei flussi migratori? Con i petrodollari degli sceicchi emiratini e dei sovrani sauditi wahabiti? Con un mix delle tre formule?
Non lo so. So che di Islam arrembante si fa fatica a parlare, si preferisce mettersi in poltrona coi popcorn e aderire alle curve proposte dalle tv: “Hamas ha decapitato i bambini” contro “sono di più i bambini uccisi dalle bombe degli israeliani a Gaza, israeliani occupanti che si comportano da sempre come i nazisti e hanno un premier criminale”. Vi propongo un salto di qualità nel ragionamento e seguiremo qui l’evolversi del conflitto secondo lo schema che vi ho proposto, sapendo insomma che anche questo articolo inadatto per lunghezza al pubblico dei social non serve a niente, ma l’unica cosa che noi possiamo fare è tenere aperto il cervello e frapporci con qualche idea non masticata dal sempre più mediocre dibattito mediatico alla spirale di orrore di cui oggi siamo spettatori, ma di cui potremmo presto diventare vittime.