IL PUNTO SULLE ELEZIONI EUROPEE

7 Aprile 2024 Mario Adinolfi
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Il Popolo della Famiglia, Mario Adinolfi

Sabato 8 e domenica 9 giugno si voterà per la decima volta nella storia per eleggere il Parlamento europeo, unica istituzione sovranazionale la cui composizione passa democraticamente dalle urne, la scelta spetta a oltre 400 milioni di cittadini maggiorenni, poco meno di 51 milioni sono italiani che manderanno a Bruxelles 76 rappresentanti. Dal 1979 in Italia le elezioni europee incoronano come primo partito la forza trainante del momento, ma essendo oggi le sole elezioni nazionali che si tengono col metodo proporzionale puro (e sbarramento al 4%) di fatto misurano i rapporti di forza tra tutti i partiti. La Dc le vinse nel 1979 e nel 1989, nel 1984 la tragica morte di Berlinguer proprio dopo un malore a un comizio per le europee fruttò al PCI l’unico “sorpasso” della sua storia ai danni della stessa Dc, Berlusconi vinse con Forza Italia nel 1994 e 1999, il pre-Pd che si chiamava Uniti nell’Ulivo vinse nel 2004, allora Berlusconi rispose unendo il centrodestra nel Popolo della Libertà che vinse nel 2009. Poi ci fu il clamoroso 41% di Renzi nel 2014 e l’altrettanto clamoroso 35% di Salvini nel 2019. Il Parlamento europeo è una istituzione debole, nell’Ue comanda la Commissione, ma le elezioni europee come capite da questo excursus fissano sempre un momento preciso della storia italiana. Per questo le europee 2024 sono assai rilevanti.

Senza ombra di dubbio le vincerà Giorgia Meloni con grande e incolmabile distacco rispetto a Salvini che rischia di essere sorpassato pure da Tajani. Sic transit gloria mundi. Chi ha un giudizio positivo dell’attuale governo, che si è di fatto tenuto (soprattutto in Europa e nello scenario internazionale) nella scia del governo Draghi, può votare per una delle tre forze che compongono la maggioranza. Non per il simbolo di Noi Moderati, che alle politiche era la quarta gamba della coalizione, perché quello che era a sua volta un conglomerato di quattro simboli (Toti, Brugnaro, Cesa, Lupi) si è dissolto frastagliandosi in varie direzioni (Cesa con Salvini, Lupi e Brugnaro con Tajani, Toti un po’ con tutti). Da notare che le tre forze principali del centrodestra appartengono a tre famiglie europee diverse: Meloni sta coi conservatori, Tajani coi popolari, Salvini coi nazionalisti alla Le Pen di Identità e democrazia.

Il centrosinistra si presenta con il Pd di Elly Schlein che punta a superare il 20% (la metà della percentuale del 2014, sic transit gloria mundi bis), Giuseppe Conte che spera di confermare il 15% delle politiche 2022, Fratoianni e Bonelli che ballano attorno allo sbarramento del 4% minacciati da sinistra sia dalla lista di Michele Santoro che da quella di Marco Rizzo, entrambe però con l’incognita della raccolta firme da completare perché non hanno parlamentari eletti. Stesso problema per Bandecchi che in realtà le firme non sta provando neanche a prenderle e dunque non sarà sulla scheda elettorale, nonostante stia mimando una campagna ad uso dei media e dei social.

Ci saranno invece sulla scheda tre liste che mirano in prospettiva a far saltare gli equilibri. Due sono liste “macroniane”, con il presidente francese che ancora spera (inutilmente) di far riappacificare Renzi e Calenda. Il primo conta di superare il 4% (nel 2014 aveva il 41%, sic transit gloria mundi ter) con la lista Stati Uniti d’Europa che ha in pancia i simboli di Italia Viva, Libdem, Volt, Psi e +Europa il cui presidente Pizzarotti in dissenso vorrebbe invece fare tandem nella lista rivale, proprio Azione di Calenda. Alle politiche quando stavano tutti insieme presero il 7.8%, con la divisione su due simboli lo sbarramento del 4% va a rischio per entrambi. Per questo Macron ancora sogna di vederli uniti. La terza lista che punta a superare il 4% è Libertà di Cateno De Luca, che all’opposto delle liste macroniane assembla 18 movimenti fortemente critici con le politiche attuali dell’Unione europea, che lo ricordiamo ora regge su un accordo tra centrodestra e centrosinistra (popolari e socialisti) che punta a una riconferma di Ursula von der Leyen.
Un accenno merita la vicenda dei simboli di partiti di area cattolica, dall’Udc alla Dc di Cuffaro, da quella di Rotondi a Demos, da Noi Moderati a Alternativa Popolare, da NdC di Mastella ai Tempi Nuovi di Fioroni, dai Popolari per l’Italia di Mario Mauro al Centro democratico di Bruno Tabacci, dai Popolari liberali di Giovanardi alla Piattaforma di Tarolli fino alle varie e diverse riproposizioni dello scudo crociato. A nessuno è stato consentito di mettere il proprio simbolo sulla scheda, a qualcuno sono state proposte candidature ma “nel nascondimento”. Per la prima volta dal 1979 non ci sarà alcun simbolo sulla scheda immediatamente riconducibile a un partito di chiara ispirazione cristiana, con l’eccezione del Popolo della Famiglia presente con il suo simbolo nella lista Libertà.

Chi vota alle europee concorre a determinare equilibri politici che, come credo d’aver ben spiegato, hanno il sapore della storia. Alle europee 2019 l’affluenza in Italia fu del 54.5%, di quattro punti superiore alla media degli altri Paesi. Messa nel conto una flessione e tolte schede bianche e nulle, ci si aggirerà attorno ai 25 milioni di voti validi, l’asticella del 4% è posizionata al milione di voti. Potrete scegliere se votare per Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia, Pd, M5S, Alleanza Verdi Sinistra, Stati Uniti d’Europa, Azione, Libertà. Sono nove liste (più Lista Santoro e Democrazia Sovrana Popolare di Rizzo, che hanno il difficile compito di dover completare la raccolta firme). Spero di avervi aiutato ad avere chiaro il quadro per poter operare una scelta libera e consapevole.