Che si fa quando “fanno schifo tutti”?

30 Settembre 2021 Mario Adinolfi
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Il Popolo della Famiglia, Mario Adinolfi
Un tempo triste avanza e inghiotte tutto, il tempo del nichilismo mortifero, del cinismo che è ormai maschera del politico, del disincanto che è mesta condizione del cittadino-elettore. Davanti al tassista che mi ha raccolto stamattina, prima “comunista così”, poi finiano e alemanniano, nell’ultimo giro disperatamente grillino, che ora dice “basta, me fanno schifo tutti”, che risposta si può cercare di dare?
Ho chiesto al tassista di regalarmi due minuti e riflettere. C’è qualcosa nella sua vita che conta davvero e per la quale la politica ha fatto concretamente qualcosa? Il tassista risponde: “Mi piacevano i grillini perché mandavano a fare in culo tutti. Sognavo una vita senza Berlusconi, Renzi, il Pd per respirare un po’. Alla fine se so’ alleati con Renzi, con il Pd e pure con Berlusconi. Mi piaceva Salvini perché sotto casa ho i pusher, ragazzini stranieri che spingono la droga nel quartiere e se so’ avvicinati anche ai miei figli. Adesso vedo gli amici de Salvini che fanno i festini gay drogati fino a sbroccare con i ragazzini stranieri affittati come mignotte. Mio padre votava Salvini, da giovane era fascista ma dopo Fini e Alemanno non si fida della Meloni. Adesso non c’è rimasto più nulla, mica mi metto a votare Pd, quelli tutelano solo i ricchi e i dipendenti pubblici che hanno il culo al caldo, a noi che lavoriamo per campare ci odiano”.
Ho ascoltato la sua tirata ed è difficile dargli del tutto torto. Sembra quasi non aver risposto alla mia domanda. Invece l’ha fatto con precisione chirurgica. Mi ha parlato davvero di quel che conta per lui: i suoi figli, suo padre, il suo quartiere, il lavoro. E mi ha chiesto quasi disperatamente di aver qualcosa in cui credere.
Gli ho detto che la sua analisi è spietata, ma affilata al punto giusto. Che questo è un tempo folle in cui gli hanno voluto far credere che i cosiddetti “nuovi diritti” fossero quelli che sono in realtà scritti contro ciò che gli è caro: il “diritto” dei figli a drogarsi liberamente con lo Stato spacciatore che consegna direttamente la dose in farmacia (“questi so’ matti”, chiosa il tassista); il “diritto” ad accorciare i giorni di vita del padre con l’omicidio di consenziente (“mi’ padre è malato e morirà presto, ma guai a chi lo tocca”); fino al “diritto” a zittire anche con il carcere gli avversari politici che vogliono dominare il Paese con l’ideologia gender da far sbarcare pure nelle scuole dell’infanzia (“t’ho visto in tv, hai fatto bene a dire a Zan che scappa sempre e evita il confronto, quella sua legge nun me piace”).
Ho detto al tassista che deve smettere di credere alle promesse e alle favole, ma a votare ci deve andare. E deve votare non per qualcuno, ma per sé. Per ciò che conta veramente nella sua vita. Per sua moglie che se avesse avuto il reddito di maternità avrebbe potuto avere una vita più serena (“e non sarebbe così, sempre ‘ngrugnata, ma la capisco, da trentacinque anni lava le scale, ha la schiena a pezzi, per una miseria, ma per noi è oro”); per suo figlio che vorrebbe sposare la fidanzata (“ma non ha i soldi e l’ho dovuto prendere a calci perché era finito a spingere il fumo pe’ alza’ du’ spicci”); per sua figlia più grande che ha perso il bambino (“dice aborto spontaneo, ma io mica ce credo, per me ha abortito lei per paura, ma paura de che, ce siamo noi e io ce volevo proprio diventa’ nonno” e lì la voce da duro si strozza un po’); per suo padre, per la sua malattia che gli dà occasione di restituire da adulto quel che ha ricevuto da bambino (“dopo la guerra avevano le pezze al culo lui e mi’ madre, ma se volevano tanto bene, so’ nato quando i sovietici hanno invaso l’Ungheria, mi’ padre artigiano comunista con una bottega da falegname costruì il mio lettino a mano per sfogare la rabbia, adesso lo cullerò io, fino all’ultimo giorno quando gli dirò di andare a salutare pora mamma, che di quella brutta malattia è già morta anni fa”).
In Italia il tempo del nichilismo mortifero ha inghiottito la politica. Tra gli araldi della cultura dello scarto, ormai propagandisti quotidiani dell’essere umano ridotto a mero oggetto e conseguentemente supporters delle varie follie contemporanee (utero in affitto come conseguenza del “matrimonio” gay, ambientalismo antifamilista e favorevole alla denatalità, dissoluzione dell’istituto matrimoniale e della famiglia naturale, droga libera di Stato, omicidio di consenziente, eutanasia, suicidio assistito, tutele ai soli già garantiti e abbandono dei “penultimi” non garantiti, ideologia gender per abbattere il senso stesso di ancoraggio alla verità rappresentato dal sesso biologico, diritti “civili” al posto dei depredati diritti sociali al lavoro, al sostegno del disabile e dell’anziano, alla maternità, alla vita) e coloro che i valori li recitano ma non li vivono, con un’ipocrisia evidente sempre più eclatante, occorre scegliere una strada nuova.
Ai credenti, a chi ha bisogno di credere in una coincidenza tra proposta e comportamenti, a chi non è interessato a schierarsi in una guerra tra bande di mero potere tra questa o quella leadership, a chi nel fine settimana va a santificare la festa perché crede che non sia tutto qua, noi proponiamo il voto al Popolo della Famiglia. Perché i nostri programmi sono concreti e ragionevoli, perché abbiamo dimostrato in questi sei anni che non lo facciamo per trovarci una sistemazione ma per fede e determinazione, perché non troverete mai nessuno di noi in un festino chem sex, anzi il 99% dei nostri candidati non sa neanche definire di preciso cosa sia un festino chem sex. Perché basta guardarci in faccia e si capisce che noi crediamo in quel che proponiamo e se rafforzati dai vostri voti concretamente lo realizzeremo.
“Per questo secondo me domenica lei dovrebbe…”. Il tassista m’ha subito bloccato: “Adesso nun rovina’ tutto Adino’. Appena sei montato ho pensato: ecco pe’ chi voto stavolta, pe’ quelli daaa famija. Oh ma mica voto pe’ la tua Adino’, voto pe’ la mia. Se semo capiti?”.
Sì, ci siamo capiti. Non servono neanche troppe parole, bastano le nostre facce. Magari ricordate a tutti come è fatto il nostro simbolo. Per tornare a credere, anche quando si vota, vota Popolo della Famiglia. L’unico voto utile, l’alternativa a dover votare turandosi il naso, che l’olezzo cresce ovunque.