Pdf Bologna: Libertà per Patrick Zaki! E per chi si oppone al ddl Zan?

Marco Dall’Olio - 21 Febbraio 2021 Email Whatsapp telegram Facebook Twitter Linkedin
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Patrick Zaki deve essere liberato, le detenzioni attuate per opinioni politiche, sono contrarie al diritto fondamentale della libertà di pensiero.

In queste settimane si sono succeduti, in tantissimi consigli comunali d’Italia, appelli alla liberazione dalla detenzione in un carcere egiziano di Patrick Zaki, lo studente che ha frequentato un anno fa l’Università di Bologna, come denuncia Amnesty International e che rischia fino a 25 anni di carcere per alcuni post di un account Facebook, che hanno consentito alla magistratura di quel paese, di formulare pesanti accuse di “incitamento alla protesta” e “istigazione a crimini terroristici”.
Pare che i post di Patrick per cui è stato arrestato, riguardino i temi cari alle lobby LGBT: la difesa della legge sulle unioni civili e le discriminazioni delle persone con orientamento omosessuale.

L’art. 21 della Costituzione italiana afferma che: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”, le leggi e la magistratura egiziana, evidentemente non sono così democratiche come quelle italiane e certamente non usano la mano leggera con i cittadini che si oppongono.

Nel novembre scorso, abbiamo seguito l’iter di approvazione del ddl Zan sull’omotransfobia, che ha superato senza troppe difficoltà, l’approvazione alla Camera, con i voti compatti dei deputati del centrosinistra e di parte anche di quelli del centro destra. In un passaggio del ddl Zan si cita testualmente:
Le pene previste dall’articolo 604-bis si differenziano in base alla condotta: per chi incita a commettere o commette atti di discriminazione è prevista la reclusione fino ad un anno e sei mesi o una multa fino a 6.000 euro; per chi incita alla violenza o commette egli stesso atti violenti la pena va da sei mesi a quattro anni di reclusione, pena prevista anche per la partecipazione o l’assistenza a organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi aventi gli scopi discriminatori o violenti sopra descritti. La pena aumenta fino alla reclusione da uno a sei anni per chi dirige o promuove tali formazioni.

Ora se in Italia si vuole affermare l’articolo 21 sulla libertà di opinione, non si comprende perché si voglia mettere in carcere fino a sei anni, chi non condivide le unioni civili o le teorie portate avanti dalle lobby LGBT.

L’approvazione del ddl Zan porrebbe l’Italia sullo stesso piano discriminatorio che vige in Egitto, finendo addirittura per mettere in galera gli italiani che non la pensano come Zaki: dove sta quindi il rispetto della libertà di opinione?

Il Popolo della famiglia di Bologna continua la sua battaglia contro il ddl Zan e fa suo il documento della Conferenza Episcopale Italiana, che in merito afferma testualmente: “un’eventuale introduzione di ulteriori norme incriminatrici rischierebbe di aprire a derive liberticide, per cui – più che sanzionare la discriminazione – si finirebbe col colpire l’espressione di una legittima opinione, come insegna l’esperienza degli ordinamenti di altre Nazioni al cui interno norme simili sono già state introdotte.”

, Il Popolo della Famiglia

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